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Provincia di Reggio Calabria

Bagnara Calabra – Gioia Tauro – Reggio Calabria -

Vini di Scilla, zafferano di Cosenza e donne di Bagnara dice un noto proverbio Calabrese e qui di seguito vi spiegheremo anche il perché. Bagnara è un’antica cittadina legata saldamente alle sue tradizioni. Ripide pendici montane circondano il paese, coltivate a vigneti fin nei posti più impervi e finchè la terrà non cede il passo alla spiaggia dalla finissima e bianca sabbia divisa in due dal “Colle Marturano”. Le spiaggia diventano ambite mete di gite in barca ed un vero paradiso per gli appassionati di pesca subacquea. A nord del porto di Bagnara il paesaggio cambia completamente: scompare la bellissima spiaggia bianca e il paesaggio viene dominato dalle montagne che scendono a picco sul mare tanto da diventare un tutt’uno. Tra queste si trovano spesso delle incantevoli grotte naturali, tra le quali le più famose sono: la “Grotta del Monaco” e la “Grotta delle Rondini”, che nel periodo estivo divengono ambite mete di gite in barca, ed un vero paradiso per gli appassionati di pesca subacquea. Il riflesso del sole e delle rocce che si uniscono al mare, colorano i fondali di un bellissimo colore azzurro-violaceo che ha dato il nome di “Costa Viola” al litorale, e…continuiamo con le bellezze di Bagnara: ci riferiamo alle donne simbolo della città grazie alla loro vigorosità. Esse infatti ogni mattina pazientemente, sdraiate per terra accanto alle loro ceste colme di frutta, verdura, pesci, attendevano i treni che dovevano trasportarle nei paesi dell’interno e della riviera per vendere ciò che la terra e il mare aveva donato loro. Restavano fuori tutto il giorno per poi rientrare nelle proprie case solo alla sera, momento in cui si dedicavano ai mestieri di casa e ai figli che avevano la possibilità comunque di studiare durante la loro assenza. Il commercio quindi era tutto nelle loro mani e nella forza con cui trasportavano le loro ceste colme ma sempre in posizione eretta, come se la pesantezza non le scalfisse minimamente. In quei tempi la donna di Bagnara rappresentava una rarità perché si distaccava dalla tipica donna del sud dedita alla casa e alla famiglia. L’altra tipicità di Bagnara è la pesca al pescespada. Oggi si pesca ancora come una volta e quando ciò avviene è un evento non solo per il paese. La caccia è fatta di attesa e di pazienza purchè al pesce spada gli giri di “passare” in vicinanza delle tipiche imbarcazioni preposte a questo tipo di pesca. Il periodo giusto è la primavera e il metodo migliore per un’abbondante pesca è cercare di colpire per prima la femmina. In questo caso il maschio non abbandonerà mai la sua compagna e un po’ a tradimento anche lui finirà infilzato e tirato a bordo. Il colpo migliore deve essere sferrato dall’attaccatura posteriore della pinna dorsale fino all’altezza dell’occhio. Un evento un po’ barbaro ma allo stesso tempo definito spettacolare.


Gioia Tauro è Comune con circa 18.500 abitanti si presenta come un complesso moderno e industrializzato che sorge nell’altica area di Metauros fondata dai Calcidesi di Zancle nel VII secolo. A quel periodo infatti risalgono anche le tombe rinvenute in contrada Petra e ora custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. La terra di Gioia Tauro è, grazie ad alcune bonifiche, la più fertile della regione ed è il luogo dove sorge il famoso Porto di Gioia Tauro: ha una storia e una realtà del tutto particolari. Nato per essere asservito al V° centro siderurgico che, a causa delle crisi mondiali e nazionale del settore, non fu più realizzato, è oggi, grazie anche all'intuizione dell'imprenditore genovese Ravano, il più grande terminal per il transhipment del Mediterraneo. Quella di Gioia Tauro è stata una escalation senza uguali. Dai 16.034 TEUs movimentati nel 1995, si è rapidamente passati all'oltre mezzo milione di TEUs nell'anno successivo e poi al 1.448.531 TEUs del 1997, per superare i due milioni nel 1998, sino ai 2.202.951 TEUs dell'anno scorso. Stimate in circa 3000 le navi che annualmente fanno scalo nel porto. Un fiore all’occhiello del mediterraneo da affiancare alle tipiche caratteristiche per cui si ricorda la Calabria ovvero le spiagge, il mare e il peperoncino.


Reggio Calabria
La citta’ di Reggio Calabria fu fondata intorno al 743 a.C., forse da coloni dell’isola di Eubea (Egeo) nel corso di un flusso migratorio verso Occidente ed è quella che, in Calabria, ha avuto più splendore, specie nel periodo greco, in quello romano e bizantino. Il Comune di Reggio Calabria, ha una superficie totale di 236,02 kmq., ha un livello altimetrico minimo di 0 metri, massimo di 1803 metri. Il clima tipicamente mediterraneo per le coste ed i versanti del tirreno, subtropicale nella costa dello Jonio. Quasi del tipo appenninico, invece, è il clima dei rilievi che caratterizzano tutto l’Aspromonte. Per la diversità di questo clima le coltivazioni più diffuse sono l’ulivo, la vite, gli agrumi, i castagni, i faggi, ecc. , oltre diverse erbacee come frumento, avena, granturco, ecc. ma due sono le coltivazioni tipiche reggine: il gelsomino ed il bergamotto. Il primo coltivato in un tratto limitato della costa jonica tra Bova Marina e Bianco, chiamata appunto Costa del Gelsomini, il secondo coltivato solo in prossimità della città di Reggio. Mare e monumenti è questo il connubio che caratterizza Reggio Calabria meta estiva non solo dalla calabria e dalla vicina Sicilia ma anche dal resto d’Italia. è di pochi anni fa la restaurazione del famoso lungomare da molti definito oggi spettacolare da cui ci si affaccia per ammirare le prime coste siciliane, e poi è città d’arte e qui di seguito riportiamo cosa c’è da visitare:
ü Monumento allo scrittore Corrado Alvaro
ü Stele in onore di Giovanni Pascoli
ü Mura Greche
ü Monumento ai caduti di tutte le guerre
ü Monumento ad Athena
ü Monumento all’Italia
ü Monumento al latinista F. Sofia Alessio
ü Stele al poeta Ibico
ü La statua dell’Angelo Tutelare
ü Portale di Casa Vitrioli
ü Cippo al latinista Diego Vitrioli
ü Monumento a Giuseppe Garibaldi
ü Monumento a A. G. De Nava
ü Monumento a B. Campagna
ü Il lungomare Falcomatà
ü e non per ultimo il Museo Nazionale della Magna Grecia a Palazzo Piacentini.
Costruito ad opera dell’archeologo Paolo Orsi, ospita anche le collezioni del vecchio museo civico che il terremoto del 1908 aveva danneggiato. Oggi racchiude 160 anni di ricerche svolte in tutta la Calabria su 4 piani progettato da Marcello Piacentini nel 1932. L’esterno è in stile 900 con medaglioni emblematici dalle antiche colonie magnogreche. Al pian terreno è disposta la Collezione preistorica protostorica e locrese e la splendida testa del Filosofo da Porticello e del 1982 (con l'apertura al primo piano delle sale dedicate ai materiali provenienti dalle colonie e sub-colonie del territorio calabrese).; al primo piano, oltre all'esposizione dei materiali provenienti da Reggio, Medma, Caulonia, Krimisa e Laos, trovano spazio anche la collezione numismatica e una scelta di epigrafi greche e romane. Al secondo piano si trova la sezione d'arte medievale e moderna che attende ancora un'adeguata sistemazione: tra le altre opere, degne di menzione sono due tavolette di Antonello da Messina (S.Girolamo penitente e I tre angeli, 1460 ca.) e “Il ritorno del figliol prodigo” di Mattia Preti (1656-60). Il museo possiede inoltre una ricca biblioteca con oltre diecimila volumi, un laboratorio fotografico e un gabinetto di restauro. Dopo il 1954 molti ampliamenti lo hanno arricchito, fino a quelli del 1981 con l'istituzione, al piano inferiore, della sezione di archeologia subacquea, che ospita i famosi Bronzi di Riace. II recente allestimento è legato agli ultimi interventi di restauro che hanno interessato i due guerrieri di Riace, e che hanno consentito una loro ottimale conservazione. Le due grandi statue bronzee, rinvenute fortuitamente il 16 agosto del 1972 nel mar Ionio, presso il litorale di Riace, costituiscono un fenomeno unico tra le opere d'arte antica, si tratta di due splendidi originali dell'arte greca, rappresentanti due guerrieri, fusi in epoche diverse (la statua ”A” al 460/450 a.C., quella “B” al 430/420 a.C).
Scilla
Le origini di Scilla si perdono nella notte dei tempi, tra mitologia, storia, leggenda e immagini poetiche. Sulla storia di Scilla mancano testimonianze attendibili ma si fa risalire la nascita del paese agli inizi del V secolo a. C. quando durante la tirannide di Anassilao la città di Reggio raggiunse una notevole importanza, che le permise di ostacolare per oltre due secoli l’ascesa di potenze rivali. Queste furono ostacolate dagli innumerevoli scogli e dall’alta rocca, rifugio naturale ideale. E proprio tra le roccie è incastonata anche la spiaggia di Scilla chiamata Marina Grande: E' raggiungibile sia dalla strada Statale che dall'autostrada (basta uscire per uscita Scilla) ma anche dalla ferrovia, la stazione si trova infatti a 50 mt dal mare. La spiaggia è composta da sabbia dorata a tratti mista a ghiaietta, a seconda delle mareggiate invernali. Spira sempre una leggera brezza marina che rende l'aria poco afosa e affatto umida. L'acqua è sempre pulita e nei mesi estivi mantiene una temperatura quasi sempre costante e gradevole. È una delle poche spiagge calabresi poco sfruttata dal turismo quindi quasi priva di infrastrutture turistiche ricettive.


Stilo. Borghi, chiese, monumenti, e la cattedrale detta "Cattolica" esempio unico di arte bizantina. Tutto ciò è stilo che sorge alle pendici del monte Consolino. Il palio di Ribusa organizzato dai paesani è la rievocazione della storia della cittadina. Il suo nome deriva dal greco “Stylos” in latino Stilum. Nel 389 a.C la distruzione della città magno-greca di Kaulon (Caulonia) da parte del tiranno di Siracusa Dionisio I ha dato origine a Stilo. Qui si trova tutt’ora un tempietto del sec. IX che ricalca il tipo classico della chiesa bizantina su pianta quadrata e croce greca, con tre absidi rivolte a oriente e cinque cupolette. Qui si rifugiavano i monaci brasiliani dalle persecuzioni e si raccoglievano nel loro ideale di povertà e distacco dal mondo. Ciò che colpisce, all'interno, è soprattutto la luce, quasi folgorante nella parte superiore e tenue nella parte bassa, così da favorire il raccoglimento. L'ambiente, con le quattro colonne provenienti forse dalle rovine di Kaulon, conserva gli affreschi, scoperti dall'archeologo Paolo Orsi nel 1927, unici esempi di pittura normanna intorno dell’anno 1000 in Calabria confuso tra le rocce e la vegetazione e sospeso tra cielo e terra.


Altro ricordo lasciato dai monaci in questa Terra Santa del basilianesimo è la piccola chiesa di S. Nicola da Tolentino, in condizioni precarie, con una dolce cupola a "trullo" e la caratteristica disposizioni degli "embrici" (tegole) che la ricoprono. Altro luogo sacro è Il piccolo convento della chiesa di S. Domenico, costruita intorno al '600 dai Domenicani e che ospitò il frate Tommaso Campanella nei suoi anni giovanili. La visita alle chiese di Stilo si conclude con il Duomo del 300 una delle più antiche sedi vescovili della Calabria e presenta almeno tre capolavori: il maestoso portale gotico ogivale, incorniciato da tante colonnine; la scultura in pietra alla destra dello stesso portale, raffigurante due uccelli affrontati e stilizzati di fattura normanna o, secondo altri, di mano bizantina; la tela secentesca Il Paradiso del Battistello, pittore napoletano allievo di Caravaggio. Ma…con un volo di fantasia segnaliamo di Stilo anche le sue specialità culinarie ovvero: le olive "cumbité", i profumatissimi pomodori secchi, il piccante e candido pecorino, gli insaccati di maiale ("soppressate" o "capicolli"), la pasta fatta in casa, filata con il "ferro" secondo l'uso antico e condita con sughi dai sapori forti, ad es. con ragù alla carne di capra o con una salsa di melanzane ripiene.

Villa San Giovanni
Villa San Giovanni (C.A.P. 89018) appartiene alla provincia di Reggio Calabria


Villa San Giovanni conta 13.119 abitanti (Villesi) Sorge a 15 metri sopra il livello del mare.



Cenni geografici: Il territorio del comune risulta compreso tra i 0 e i 650 metri sul livello del mare.
L'escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 650 metri.
Cenni occupazionali: Risultano insistere sul territorio del comune 111 attività industriali con 972 addetti pari al 29,78% della forza lavoro occupata, 285 attività di servizio con 554 addetti pari al 16,97% della forza lavoro occupata, altre 247 attività di servizio con 743 addetti pari al 22,76% della forza lavoro occupata e 73 attività amministrative con 995 addetti pari al 30,48% della forza lavoro occupata.
Risultano occupati complessivamente 3.264 individui, pari al 24,88% del numero complessivo di abitanti del comune.